La lingua italiana e il Vate

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Tener-a-mente” è un gioco di parole dannunziano, come testimonia la lettera autografa a Olga Levi Brunner del 1917, conservata al Vittoriale nel Museo d’Annunzio Segreto, proprio sotto il palcoscenico dell’anfiteatro.

D’Annunzio conosceva bene la forza evocativa della lingua italiana, che sapeva usare come potente mezzo di seduzione ma anche come efficacissimo strumento creativo. In sua difesa, contro il dilagare dell’inglese imperante, forgiò termini che entrarono nel dizionario oltre che nella nostra vita quotidiana: suoi la parola “tramezzino“, in luogo dell’insipido sandwich, il “velivolo“, il sesso femminile del termine “automobile“, il nome “Ornella” e il marchio, fortunatissimo, di “Rinascente“.

E’ in ossequio a tanto amore che in questo sito non troverete termini stranieri, se non laddove un epigono del Vate non abbia ancora coniato un’efficace alternativa.