più luce! | BENEDETTI GLI ISTANTI - Anfiteatro del Vittoriale

più luce! | BENEDETTI GLI ISTANTI Tutto - esaurito

BENEDETTI GLI ISTANTI

 

Edizione 2026
Domenica 12 luglio

 

con gli attori Lucia Limonta e Simone Tudda
musiche Rusty Brass

 

INGRESSO GRATUITO fino a esaurimento posti.

ATTENZIONE: a posti esauriti, sarà possibile iscriversi in lista d’attesa.
La sera dello spettacolo, i possessori di prenotazione avranno diritto all’accesso entro le ore 21. Dalle 21 in poi, in caso di post a sedere rimasti disponibili, sarà consentito l’ingresso a chi non fosse in possesso della prenotazione.

 

 

Un viaggio poetico e musicale dedicato alla capacità di riconoscere la bellezza nell’istante che passa. Attraverso parole prese in prestito da grandi autori di tutti i tempi e di tutti i luoghi – da Italo Calvino a Anna Achmatova, da Orazio a Bertolt Brecht, Walt Whitman, Mariangela Gualtieri e tanti altri – lo spettacolo invita ad attraversare il presente con uno sguardo più attento, soffermandosi su quei dettagli fragili e preziosi che spesso sfuggono nella frenesia quotidiana. Tra poesia, riflessione, meraviglia e un contrappunto musicale che passa dal reggae alla malinconia della bossanova, fino all’euforia funk-jazz, il racconto esplora gli attimi – lunghissimi, fuggenti – che rendono intensi i nostri giorni.

Benedetti siano gli istanti, e i millimetri, e le ombre delle piccole cose
(Fernando Pessoa)

 

I PROTAGONISTI

In scena due eccellenti attori protagonisti della scena teatrale contemporanea.
LUCIA LIMONTA, diplomata alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, ha interpreta il ruolo della Duchessa nell’ultima produzione de La tragedia del vendicatore diretta da Declan Donnellan e ha debuttato al Piccolo Teatro Studio Melato con Doppio Sogno di Carmelo Rifici. Nel 2024 ha recitato ne Il panico di Jurij Ferrini. Diretta in Argo da Serena Sinigaglia al Teatro Rossetti di Trieste, ha vinto il Premio Adelaide Ristori. Quest’estate ha fatto il suo primo debutto al Teatro Greco di Siracusa per la regia di Filippo Dini ne l’Alcesti.

SIMONE TUDDA, diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, nel 2021 ha ricevuto la Menzione Speciale al Premio Hystrio alla Vocazione come miglior attore under 30. In teatro ha interpretato Edmund in Re Lear di Bruni/Frongia/De Capitani e ha lavorato in Arrusi di Scotti/Nedjari/ATIR. Danzatore e performer, è coinvolto in Out of the Blue di Dossi/XXV Primavera dei Teatri, di cui ha curato anche i movimenti. Ha firmato inoltre l’allestimento e l’interpretazione del monologo Nell’occhio del labirinto – Apologia di Enzo Tortora, portato anche in sede istituzionale a Montecitorio.

Accanto a loro, l’energia e la festa sonora dei RUSTY BRASS, un collettivo musicale che deve all’incontro con il regista Mario Gumina, allievo di Marcel Marceau, la scelta di scendere dal palco e intraprendere un percorso di teatro urbano, coronato dalla vittoria al Festival Internazionale degli Artisti di Strada “Imaginarius” in Portogallo nel 2023. Con un repertorio originale che cerca di esplorare i più disparati generi musicali, il gruppo annovera partecipazioni a numerosi festival nazionali e internazionali, nonché collaborazioni con pilastri della tromba quali Roy Paci e Paolo Fresu.

PAOLA VENETO è autrice, poetessa, curatrice artistica e fotografa italiana, nata a Bari. Ha lavorato come consulente per radio e televisione, oltre a scrivere di cinema, letteratura e arti visive. Nel 2026 il suo lavoro teatrale Vincent van Gogh – La Discesa Infinita debutta in una nuova versione in lingua inglese all’Edinburgh Festival Fringe, con il titolo Vincent van Gogh: Between Worlds. Il suo libro “Chispas del alma: la isla desnuda” è un progetto fotografico e poetico dedicato a Lanzarote, isola in cui risiede buona parte dell’anno. E’ inoltre membro del comitato scientifico della Fondazione Collodi, dedicata alla figura di Pinocchio e alla promozione della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza.

 

 

IL MANIFESTO, a cura di Paola Veneto.

Non siamo qui per sottrarci al mondo, ma per attraversarlo con più attenzione, proprio nel punto in cui sembra sfilacciarsi tra le dita, diventare troppo, diventare poco, diventare quasi niente.

Viviamo immersi in un tempo che accelera e consuma, che chiede risultati, presenza, performance, mentre sotto la superficie si muove una stanchezza più profonda, una malinconia quotidiana che non fa rumore, ma lentamente svuota il senso delle cose.
Eppure, è proprio lì, in quella zona fragile e poco spettacolare dell’esistenza, che qualcosa di magnifico resiste e chiede di essere guardato.

Per sempre è composto di attimi” ci sussurra Emily Dickinson.
Non esiste altro tempo che questo: frammentario, intermittente, imperfetto. E non esiste altra salvezza che imparare a riconoscerlo mentre accade, senza rimandare, senza aspettare condizioni migliori, senza illudersi che ci sarà un momento più giusto di questo.
Un gesto minimo, una luce che entra di lato, un corpo che si ferma, un respiro che finalmente si accorge di sé: sono queste le soglie in cui la vita, per un attimo, coincide con se stessa.

E poi, a volte, accade qualcosa di ancora più evidente nella sua commovente inutilità, come un magnifico arcobaleno. Corri, vieni a vedere, amore mio.
Non serve a nulla. Non cambia nulla. Non dura abbastanza. Però, che meraviglia.

E proprio per questo ci incantiamo, dall’alba dei tempi, col cuore in gola, senza pudori inutilmente immagazzinati.

Benedetta quella meraviglia che trova distratti e ci costringe a guardare, a guardarci, come se qualcosa di antichissimo in noi riconoscesse immediatamente il valore di ciò che sta per scomparire. Non è la sua bellezza a commuoverci, ma il fatto che esista solo per un tempo brevissimo, e che, nonostante tutto, noi siamo lì. Non lo abbiamo perso.

In una stanza in disordine, quasi in rovina. Una figura affacciata alla finestra. Fuori, il cielo attraversato da colori che esistono prima di noi e che con noi continuano a vibrare. Dentro, una sospensione, una tregua, forse persino una forma di gioia che non ha bisogno di giustificarsi.

Nel mezzo dell’inverno, quell’invincibile, benedetta estate.
Non una promessa, ma un lampo. Non qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si incontra, e che proprio per questo va accolto con una specie di urgenza, quasi con avidità, come tutto quello che sappiamo già di non poter trattenere, eppure è ferocemente nostro, di quella parte di noi che resiste al vento e che scoppia di colori mentre ancora piove.

La poesia nasce esattamente da qui: non per salvare, non per spiegare, ma per intensificare lo sguardo, per rendere percepibile ciò che normalmente scivola via. Per dare forma a quella materia instabile che è il vivere quando smette di essere automatico e tutto intorno grida anche senza musica.

Non ci si libera evitando, ma attraversando, dice Cesare Pavese.
E attraversare significa anche questo: non sottrarsi al peso, alla confusione, alla ripetizione dei giorni, ma trovare, dentro tutto ciò, gli spiragli in cui la vita si accende ancora, anche solo per un istante, e chiedere a quell’istante tutto ciò che può dare.
“Più Luce!” rinasce allora ancora una volta come un esercizio di attenzione e di desiderio. Come un tenero e appassionato invito a non lasciarsi sfuggire ciò che, pur essendo minimo, è essenziale. A riconoscere la densità di ciò che passa, e a sostarvi dentro senza misura.
Perché se tutto è fugace, allora tutto è anche, paradossalmente, intensissimo.
Da divorare, da mordere, con o senza denti.
Ricordandoci che, proprio ciò che non possiamo trattenere, è l’urgenza che dobbiamo imparare a vivere fino in fondo.
Un arcobaleno che non ritorna, che non si ripete, che non aspetta.
O lo guardi adesso, o lo perdi.
E forse, alla fine, è tutto, teneramente, magnificamente, qui.

 

 

 

 

più luce! | BENEDETTI GLI ISTANTI

Data

12 Luglio 2026

Ora

09:15 PM

Luogo

Anfiteatro del Vittoriale Via Vittoriale, 12, 25083 Gardone Riviera BS
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