Il sesso dell’automobile

a cura di Dalila Casiraghi

 

 

In occasione dell’arrivo a Brescia della Mille Miglia 2019, vi riportiamo un dibattito che animò l’inizio del XX secolo e che trovò soluzione grazie alla penna del Vate.

In quel periodo l’automobile faceva i suoi primi chilometri, e allo stesso tempo alimentava una confusione grammaticale riguardo al suo sesso. Infatti, nel 1876, quando il termine dalla Francia si diffuse in Italia, in qualità di aggettivo poteva essere concordato tanto al femminile (“vettura automobile”/”carrozza automobile”) quanto al maschile (“carro automobile”/”veicolo automobile”). Ma quando, nel 1890, la parola iniziò a essere usata come sostantivo, la controversia sul genere accrebbe.
Nel Dizionario moderno di Alfredo Panzini (stampato nel 1905) la voce “automobile” risultava usata prevalentemente di genere maschile. Tra coloro che favorivano questa declinazione ci fu Filippo Marinetti, che nel manifesto Futurista, al punto 4, acclamò “la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia […]”. E anche la madrepatria, la Francia, sosteneva questa declinazione.

Tuttavia l’opinione mutò quando, il 18 febbraio del 1920, Gabriele d’Annunzio, in una lettera – pubblicata dal Corriere della Sera il 27 ottobre 1923 – indirizzata al senatore Giovanni Agnelli, scrisse:
Mio caro Senatore, in questo momento ritorno dal mio campo di Desenzano, con la Sua macchina che mi sembra risolvere la questione del sesso già dibattuta. L’Automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza. Inclinata progreditur. Le sono riconoscentissimo di questo dono elegante e preciso. Ogni particolare è curato col più sicuro gusto, secondo la tradizione del vero artiere italiano. Per consacrare l’accertamento del genere masc. o fem., ormai determinato dalla novissima macchina, Mastro Paragon Coppella, orafo del Vittoriale, osa offerire alla Sua figliuola e alla Sua nuora questi infallibili talismani. Le stringo la mano“.
Così il Poeta, grande amante di motori, lingua italiana e gentil sesso, risolse il dibattito semantico sul sesso dell’automobile.

Dal settembre 2017, nell’antico parcheggio all’ingresso del Vittoriale è stato allestito il Museo “L’Automobile è Femmina”, dove si possono ammirare la FIAT Tipo 4, con la quale il Comandante entrò a Fiume, e l’Isotta Fraschini Tipo 8B, ultima automobile del Vate.